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Decreto ingiuntivo condominio: come funziona e la regola dei sei mesi

Quando un condòmino non paga le quote approvate dall'assemblea, l'amministratore ha uno strumento rapido per riscuoterle: il decreto ingiuntivo. Il codice civile gli impone anche un termine per agire — ma attenzione, ci sono due regole diverse, entrambe chiamate «sei mesi».

«Per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall'assemblea, l'amministratore, senza bisogno di autorizzazione di questa, può ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione, ed è tenuto a comunicare ai creditori non ancora soddisfatti che lo interpellino i dati dei condomini morosi.»

L'amministratore non ha bisogno del via libera dell'assemblea per chiedere il decreto ingiuntivo: può farlo sulla base dello stato di ripartizione delle spese già approvato, e il decreto è immediatamente esecutivo anche in caso di opposizione.

La prima regola dei sei mesi riguarda il tempo in cui l'amministratore deve agire: salvo che l'assemblea lo dispensi espressamente, deve muoversi per la riscossione forzata entro sei mesi dalla chiusura dell'esercizio in cui il credito è diventato esigibile (art. 1129, comma 9, c.c.) — non sei mesi dal mancato pagamento.

La seconda regola dei sei mesi è diversa: riguarda la durata della morosità, non la scadenza per agire. Quando un condòmino è in mora da almeno un semestre, l'amministratore può sospenderlo dai servizi comuni suscettibili di godimento separato — è una facoltà, non un obbligo, e riguarda solo i servizi che si possono effettivamente disattivare a un singolo condòmino.

Quando un fornitore rimasto insoddisfatto lo interpella, l'amministratore è tenuto a comunicargli i dati dei condòmini morosi; i creditori devono però rivalersi su chi è in regola con i pagamenti solo dopo aver escusso gli altri condòmini. L'art. 63 prevede soltanto la comunicazione dei dati dei condòmini morosi al creditore che ne faccia richiesta: non contempla alcuna forma di pubblicazione dei nomi, né in bacheca né nel verbale.

Cosa fa Unitify

Easybilly mostra quota per quota chi è in regola e chi è in arretrato, con il saldo aggiornato di ciascuna unità. I dati aggiornati sono quello che serve all'amministratore per decidere quando muoversi — la richiesta del decreto ingiuntivo resta comunque un atto legale che compie l'amministratore, non il software.

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Domande frequenti

Come funziona il decreto ingiuntivo per le quote condominiali?

L'amministratore può richiederlo senza bisogno di autorizzazione assembleare, sulla base dello stato di ripartizione già approvato; è immediatamente esecutivo anche in caso di opposizione (art. 63, comma 1, disp. att. c.c.).

Cosa significa la regola dei sei mesi?

Ci sono due regole distinte: l'amministratore deve avviare la riscossione forzata entro sei mesi dalla chiusura dell'esercizio in cui il credito esigibile è compreso (art. 1129, comma 9, c.c.); dopo sei mesi di morosità può invece sospendere il condòmino dai servizi comuni separabili (art. 63, comma 3, disp. att. c.c.).

L'amministratore deve farsi autorizzare dall'assemblea?

No: l'art. 63, comma 1, delle disposizioni di attuazione del codice civile gli consente di ottenere il decreto ingiuntivo senza autorizzazione dell'assemblea, sulla base dello stato di ripartizione già approvato.

Quando può l'amministratore sospendere i servizi comuni al moroso?

Dopo almeno sei mesi di morosità, e solo per i servizi comuni suscettibili di godimento separato — è una facoltà, non un obbligo.

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